top of page

Produzioni

RAUMTRAUM da sempre porta i propri spettacoli nei teatri e festival italiani e all'estero riscuotendo un grande successo di pubblico. Nei 10 spettacoli che descrivono il suo percorso (3 dei quali non più in distribuzione), RAUMTRAUM descrive un’umanità contemporanea confusa, insicura, dominata da paure e nevrosi e sempre più incapace di comunicare empaticamente ma, tuttavia, portatrice inconsapevole di una nuova speranza.

per vedere i trailers degli spettacoli cliccare sulla foto

Le voci degli altri - canti e racconti dell'Italia del '900

Un viaggio attraverso gli eventi cruciali che hanno toccato l’Italia del ‘900, visti e vissuti dal popolo.
Le voci degli altri cantano e raccontano il secolo scorso con i suoi traumi e le contraddizioni di un’Italia che nonostante venga dichiarata “unita” conserva le proprie divisioni, ma anche la propria ricchezza di diversità e di cambiamenti sociali e culturali: la fine del potere temporale della chiesa, le grandi emigrazioni, il lavoro nei campi, le lotte di classe, le guerre.
Esperienze che hanno stravolto la quotidianità della gente comune nel modo di vivere la famiglia, il rapporto con la fede, l’amicizia, la natura, le relazioni, il lavoro, la solidarietà.
Voci di ribellione, di nostalgia, di speranza, di dolore, di preghiera.
Voci talvolta amaramente sarcastiche, specchio di una bellezza ferita.
Voci di un passato che, nel bene e nel male, ha contribuito a creare il presente di oggi.

con Marina Zampa e Giulio Federico Janni
una coproduzione Compagnia Raumtraum e Il Cerchio Incantato

A futura memoria

Un vecchio attore si trova costretto su una sedia a rotelle a causa di una cronica infezione alle emorroidi.
A prendersi cura di lui, una giovane attrice venuta al capezzale del maestro per apprendere l’arte e il mestiere del vecchio attore.
Da sei anni vivono in stretta simbiosi. La giovane attrice è oramai una badante a cui - sporadicamente - il vecchio burbero maestro concede la possibilità di provare il monologo di Shakespeare che sta preparando.
Tra i due è nata una routine abitudinaria, uno scorrere del tempo sempre uguale, un battibecco giocoso e traboccante. Il vecchio attore ordina, sproloquia, esige, rimbrotta. La giovane attrice esegue, succube e impotente.
Eppure, il gioco di potere non è così definito: così come lei ha bisogno degli insegnamenti di lui, anche lui ha bisogno di lei.
Questa routine snervante e grottesca viene interrotta dall’arrivo di un giornalista che vuole raccogliere il pensiero del maestro a cui è stata data un’importante onorificenza: l’intitolazione di una sala teatrale a suo nome.
Rimasti nuovamente soli i due riprendono il loro ritmo quotidiano apparentemente inalterato.
Ma questi sono solo gli ultimi momenti, l’ultimo anno della vita del maestro che - ascoltando finalmente il monologo della giovane attrice - muore sulle note di Bach.

La congiura

Il 20 gennaio 1942, quindici tra i maggiori funzionari del Partito Nazista e del Governo tedesco si riunirono in una villa nel sobborgo berlinese di Wannsee per discutere l’esecuzione di quella che venne chiamata la “Soluzione Finale alla Questione Ebraica”. Il Generale delle SS Reinhard Heydrich organizzò la conferenza di Wannsee, in primo luogo, per informare i partecipanti dell’esistenza del piano e assicurarsi la loro collaborazione nell’esecuzione della “Soluzione Finale” e, poi, per rivelare che Hitler stesso aveva affidato a lui e all’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich il compito di coordinare l’intera operazione. Quindici persone con ruoli di alta responsabilità nel Governo e nelle SS, che si riuniscono e decidono, con chirurgica precisione, l’organizzazione dello sterminio del popolo ebraico. Quindici persone alle quali, in un certo modo, dobbiamo una delle pagine più atroci del nostro passato. Persone normali e, a tratti, lievemente superficiali o persino squallide, che insieme hanno fatto una scelta. Scegliere è quanto di più squisito e straordinario l’essere umano possieda. Scelta, è ciò che accade in questo spettacolo.

Domov můj - La mia casa

Nei mesi successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli appartenenti alla minoranza di lingua tedesca, i Sudeti, vengono espulsi dalla Boemia, la loro patria: tra loro la piccola Traudi e la sua bambola Rosamunde che, sessantotto anni dopo, tornano in Boemia e ripercorrono lo stesso cammino che dalla cittadina natìa le condusse al confine con la Polonia. Questi i fatti storici che fanno da sfondo a “Domov můj” (La mia casa). Dal racconto autobiografico di Wolftraud Schreiber De Concini un monologo nel quale, senza retorica e senza risentimento, riecheggia la “grande” storia. Per una migliore conoscenza e comprensione tra i popoli e per gettare un ponte di pace.

Vita da cani - una sarcastica commedia jazz

Una compagnia di attori si ritrova in tournée in un piccolo paesino del Sud Italia. Posto di mare, a novembre.
L'albergo fronte spiaggia dove alloggiano è deserto: ci sono solo loro.
Anche il bar della hall è deserto. I camerieri sono in ferie. Loro possono comunque servirsi. Da soli.
L'arrivo di una giovane e dirompente ragazza interrompe bruscamente la monotonia delle ore.
E' una turista dell'ultima ora, un'amante del mare d'inverno, un'insolita bagnante in cerca di un bar aperto in quella sconfinata landa desolata.
Come un Deus ex machina, la donna apre le stanze segrete degli increduli attori, ne scopre altarini, segreti, paure, ossessioni; li mette a nudo nei loro fallimenti a metà, nelle loro vite "da cani" a metà.
Mentre le ore passano scandite da note jazz e battute irriverenti, Leo riceve la visita inaspettata di Alex che non vede da 12 anni. Sono gli ultimi (o forse i primi?) nodi che vengono al pettine.
Una commedia amara, dove si ride per non piangere, dove si piange per non ridere. Perché la (loro) vita è così: troppo sfuggente per prenderla completamente sul serio.

Gli ultimi nastri di Marilyn

Bella e sensuale, innocente e fragile, sorridente e malinconica: questo e molto altro era Marilyn Monroe. L'attrice, anzi la diva hollywoodiana che è entrata nella storia come icona di una femminilità conturbante, però relegata in cliché superficiali che ancora oggi, purtroppo, sono duri a morire.
“Gli ultimi nastri di Marilyn” è un viaggio all’interno delle ultime 24 ore di Norma Jean Baker, in arte Marilyn Monroe:
Il testo prende spunto dai nastri che Marilyn consegnò, poco prima di morire, al suo psichiatra, il Dott. Ralph Greenson. un flusso di coscienza ininterrotto dettato alle bobine di un registratore in cui mette a nudo le sue debolezze, i suoi amori, i suoi pensieri, alla ricerca della donna all’interno dell’attrice, del mito, del simbolo di perfezione e bellezza.
Il ritratto graffiante e sincero di una donna che ogni uomo voleva possedere, ma che nessuno ha mai voluto davvero conoscere.
24 ore dopo Marilyn crollò definitivamente e decise di suicidarsi: o almeno così ci è stato detto, perché la sua morte continua a rimanere avvolta dal mistero.

Master Shakespeare

Un monologo ironico, grottesco e commovente che attraversa l’opera di William Shakespeare grazie ad un personaggio realmente esistito, Anew McMaster (1894-1962), l’ultimo dei grandi capocomici britannici mai apparso al cinema o in televisione. In scena Giulio Federico Janni è il vecchio attore ormai prossimo a lasciare la scena, incapace di resistere alla prepotente ascesa del grande e piccolo schermo: la sua intera esistenza dedicata al teatro non è stata altro che un passare da un palcoscenico al successivo, da una replica all’altra. La povertà, la vita rocambolesca di tournée, le liti di compagnia, i trionfi e i flop di un’intera carriera vengono raccontati con leggerezza, amarezza e nostalgia dal più intimo McMaster, che vive solo nelle parole dei grandi personaggi che ha portato al pubblico per decenni. Shakespeare, sembra dirci l’anziano capocomico, fa parte della nostra vita: ne interpreta i più grandi drammi, ne esaudisce i più inconfessabili desideri, ne svela i più raccapriccianti segreti. È per questo che solo attraverso quelle parole si riesce ad esprimere l’Umanità.

Giustizia e libertà - della rocambolesca fuga dal confino di Lipari di Emilio Lussu e Carlo Rosselli

Era una notte senza luna quella del 27 luglio 1929; alle 21,30 un motoscafo si avvicina alla costa di Lipari; l'imbarcazione è ancora immersa nell'oscurità quando tre ombre, che hanno eluso la sorveglianza della milizia fascista e dei Carabinieri, la raggiungono a nuoto.
Una settimana dopo, a Parigi, Gaetano Salvemini accoglie i tre misteriosi evasi dal confino: sono gli stessi uomini che, pochi giorni dopo, fondarono "Giustizia e Libertà": sono tre grandi intellettuali dall'animo irrequieto; sono Emilio Lussu, Carlo Rosselli e Francesco Nitti.
Le loro gesta rivivono a teatro avvalendosi di una scena scarna, nuda: solo un tavolo, una macchina da scrivere e una finestra immaginaria per vedere oltre quelle mura che opprimono il corpo ed il pensiero, oltre quel mare che tutto divide.
Attraverso la narrazione di uno zelante e redivivo funzionario del regime rivivono le voci e le gesta di Emilio Lussu e Carlo Rosselli, minuziosamente ricostruite sulla base di documenti storici e verbali della polizia dell'epoca. I personaggi, "evocati" e riportati nel presente dal funzionario/narratore faranno ripercorrere al pubblico una delle pagine più appassionanti (e meno conosciute) dell'antifascismo italiano; la fuga di due grandi intellettuali "scomodi" dall'isola di Lipari fino al loro arrivo a Parigi, dove fonderanno il movimento "Giustizia e Libertà".
Un percorso appassionante e frenetico nell'Italia di quell'epoca raccontata attraverso le gesta ed il pensiero di due straordinari personaggi, capaci ancora oggi di farci riflettere e sognare: un inno alla libertà, un grido di speranza capace ancora oggi di scuotere le coscienze.

Sotto la stessa croce - Unter dem gleichen Kreuz

A cent’anni dal primo conflitto mondiale e dal processo Calamandrei, lo spettacolo scritto e portato in scena da Giulio Federico Janni, frutto di un approfondito lavoro di ricerca storica, racconta di una guerra sporca, fatta di morte e di domande, di dubbi, di sopravvivenza. In scena le emozioni della divisa, gli odori del fronte, la semplicità dei combattenti e la loro arrendevolezza a una guerra di cui condividono sempre meno le ragioni. Si passa così dall’assaggiare il rancio a sentire la fame, dal notare la grandezza della Natura a dolersi della piccolezza dell’Uomo, dall’annusare l’olezzo dei cadaveri a ridere di quel riso amaro che rende la riflessione più intima. Lo spettacolo è anche l’occasione per ricordare il primo processo, che si è svolto a Pian delle Fugazze, in cui Piero Calamandrei, futuro membro dell’Assemblea Costituente, fece da avvocato. Un caso che mostra tutta la follia della guerra, e quanto la vita umana fosse ormai diventata una semplice merce di scambio o, peggio ancora, un mezzo di comunicazione, qualcosa da poter togliere con leggerezza, solo per “dare l’esempio” al resto della truppa. Il racconto è fatto di momenti di vita quotidiana in trincea, di ostilità create a tavolino e di fatali incontri tra le barricate opposte. Giulio Federico Janni, attore di lungo corso che negli ultimi dieci anni è stato diretto diverse volte da Alessandro Gassmann, ne mostra il lato più umano ma anche più scomodo, dando voce alla popolazione, oltre che ai soldati di entrambe le parti. Una guerra tra fratelli, dunque, quella combattuta sul fronte dolomitico, dove «Unter dem gleichen Kreuz!» - «Sotto la stessa croce!» urla l’ufficiale austriaco lasciandosi dietro i suoi “nemici”, dopo aver diviso con loro viveri e legna. Un urlo contro la guerra, a favore dell’ormai perduta umanità.

  • Facebook
  • Instagram
  • X
bottom of page